Google porta in tribunale le due misure più incisive che Bruxelles gli abbia imposto finora con il Digital Markets Act (DMA). Alphabet ha depositato martedì 29 settembre 2026 un ricorso al Tribunale dell'Unione europea, a Lussemburgo, contro le decisioni con cui la Commissione vuole aprire Android agli assistenti di intelligenza artificiale concorrenti e costringere il motore di ricerca a condividere dati anonimizzati con i rivali.

Il tempismo è curioso: proprio in questi giorni Google ha completato il passaggio dall'Assistente Google a Gemini sugli smartphone Android, cioè il ruolo che l'Europa vuole rendere accessibile anche a ChatGPT, Claude, Perplexity o Copilot.

Cosa prevedono le due decisioni

Entrambi i provvedimenti sono stati adottati il 16 luglio 2026 e sono "decisioni di specificazione": non puniscono una violazione, ma descrivono nel dettaglio come Google deve rispettare obblighi che il DMA già prevede.

Android: 11 funzioni anche per le IA rivali

Secondo il portale DMA della Commissione, Google deve rendere interoperabili, gratuitamente e su tutto l'ecosistema Android (quindi anche su smartphone Samsung, Xiaomi, Motorola e degli altri produttori), undici funzioni oggi riservate di fatto a Gemini. Tra queste:

  • l'avvio dell'assistente con la pressione prolungata del tasto home o della barra di navigazione;
  • il rilevamento sempre attivo della parola di attivazione (hotword);
  • l'accesso centralizzato ai dati delle app salvati sul dispositivo e l'intelligenza contestuale;
  • l'automazione dello schermo, cioè la possibilità di agire nelle app al posto dell'utente;
  • l'uso dei modelli IA di sistema sul dispositivo e l'esecuzione in background.

La maggior parte delle funzioni va garantita con Android 18, al più tardi entro il 1° agosto 2027. Il rilevamento contemporaneo di più parole di attivazione segue con Android 19, entro il 1° agosto 2028.

Ricerca: dati anonimizzati ai concorrenti

La seconda decisione applica l'articolo 6, paragrafo 11, del DMA. Google deve offrire in licenza dati anonimizzati di ranking, query, clic e visualizzazioni raccolti dalla ricerca gratuita e a pagamento. Possono richiederli motori di ricerca e chatbot IA con funzioni di ricerca attivi nell'UE da almeno due anni (o più giovani ma con almeno 50 milioni di euro di capitale) e con almeno 50.000 utenti mensili nell'Unione.

Restano esclusi dati dell'account, cronologie, orari precisi, posizione esatta e query con parole rare. La Commissione prevede la k-anonimità, con gruppi di almeno 1.000 utenti, e un prezzo a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (FRAND); per le piccole e medie imprese niente margine aggiuntivo. Il dataset definitivo è atteso a novembre 2026, l'offerta di prezzo finale a gennaio 2027.

Obblighi DMA per Google: cosa scatta e quando
Grafico: dasTECHNO · Dati: Commissione europea (portale DMA), Euronews, The Irish Times

Le ragioni di Google e la replica di Bruxelles

Google punta soprattutto sulla privacy. Oliver Bethell, senior director per la concorrenza, ha dichiarato a Euronews: "Le persone usano la Ricerca per le domande più personali, dalle preoccupazioni mediche alle relazioni più strette". Condividerle senza garanzie adeguate, secondo l'azienda, provocherebbe un danno irreversibile alla riservatezza degli utenti. Sul fronte Android Google sostiene da mesi che concedere a terzi l'accesso profondo al sistema aumenta i rischi per la sicurezza.

La Commissione ribatte che i dati vengono anonimizzati prima della consegna e che Google stessa può valutare se un destinatario rappresenta un rischio per la sicurezza o la protezione dei dati. The Irish Times ricorda che finora quasi tutte le decisioni prese con il DMA sono state impugnate in tribunale.

Cosa cambia per chi usa Android in Italia

Per ora nulla di concreto: il ricorso non sospende in automatico gli obblighi, e le scadenze principali arrivano tra il 2027 e il 2028. Se le decisioni reggono, però, gli effetti saranno visibili:

ScenarioCosa succede su uno smartphone Android venduto in Italia
OggiPressione prolungata e "Hey Google" aprono Gemini; le altre IA funzionano come semplici app
Con Android 18 (entro agosto 2027)Possibilità di scegliere un'altra IA come assistente con gli stessi accessi di sistema di Gemini
Con Android 19 (entro agosto 2028)Più parole di attivazione riconosciute contemporaneamente
Se il Tribunale dà ragione a GoogleGli obblighi possono essere annullati o ridimensionati

La partita sui dati di ricerca riguarda invece soprattutto chi sviluppa motori di ricerca e chatbot: servizi europei come Qwant o Ecosia, ma anche i grandi assistenti IA, potrebbero migliorare i risultati con dati oggi in mano solo a Google. Per l'utente il beneficio sarebbe indiretto: alternative più competitive, soprattutto nelle ricerche in lingua italiana, dove i volumi dei concorrenti sono bassi.

Il contesto: un anno difficile tra Google e Bruxelles

Il ricorso arriva dopo una multa di 890 milioni di euro decisa a luglio 2026 in un altro procedimento DMA, per aver favorito i propri servizi nei risultati di ricerca e limitato gli sviluppatori di app nella distribuzione alternativa. Anche sul fronte dei prodotti le funzioni IA di Google arrivano in Italia con ritardi o limiti, come nel caso di Gemini Call for Me. I tempi del Tribunale UE si misurano di solito in anni, mentre le scadenze tecniche corrono: è probabile che Google debba prepararsi comunque ad Android 18 mentre la causa prosegue.

Domande frequenti

Che cosa ha impugnato esattamente Google?

Due decisioni di specificazione della Commissione europea del 16 luglio 2026: una sull'apertura di Android agli assistenti IA concorrenti, l'altra sulla condivisione dei dati di Google Search con i rivali.

Il ricorso blocca gli obblighi?

No, non automaticamente. Per sospenderli Google dovrebbe ottenere misure cautelari dal Tribunale; al momento non risultano.

Potrò usare ChatGPT o Claude come assistente predefinito su Android?

Se la decisione resta in piedi, dovrebbe diventare possibile con gli stessi accessi di sistema di Gemini a partire da Android 18, al più tardi dal 1° agosto 2027.

I miei dati di ricerca finiranno ai concorrenti?

Secondo la decisione verrebbero condivisi solo dati anonimizzati e aggregati, senza account, cronologia o posizione precisa. Google sostiene che le garanzie non bastano; la Commissione afferma il contrario.