A otto anni dallo scandalo Cambridge Analytica, Facebook perde un processo negli Stati Uniti. Venerdì 25 settembre una giuria popolare di Santa Fe, nel New Mexico, ha dato ragione al procuratore generale dello Stato, Raúl Torrez: il social network ha fornito informazioni ingannevoli sulla protezione dei dati personali dei propri utenti. Quanto dovrà pagare Meta, la società che controlla Facebook, non è ancora stabilito: la decisione spetta ora al giudice.
Il New Mexico è l'unico Stato americano ad aver portato il caso fino a un processo. Gli altri hanno chiuso la partita con un accordo collettivo ad agosto.
Che cosa ha stabilito la giuria
Il processo è durato circa due settimane. Al centro c'era la vicenda esplosa nel 2018: un quiz della personalità, distribuito come app di terze parti su Facebook, aveva raccolto dati da circa 87 milioni di profili, compresi quelli degli amici di chi lo aveva usato. Quei dati erano finiti alla società di consulenza politica Cambridge Analytica, che li aveva sfruttati per la pubblicità elettorale mirata.
I giurati hanno accolto due punti centrali dell'accusa:
- le dichiarazioni di Facebook sulla sicurezza dei dati erano ingannevoli e hanno riguardato l'intera popolazione del New Mexico, oltre due milioni di persone;
- l'azienda ha dato un'immagine falsa dei controlli che diceva di aver avviato, dopo lo scandalo, sugli sviluppatori di app che raccoglievano dati.
Non tutto è andato a favore dell'accusa. La giuria ha respinto la tesi secondo cui Facebook avrebbe descritto in modo falso la rimozione dei contenuti, in particolare della disinformazione sul COVID-19.
Quanto rischia Meta?
Qui i numeri diventano enormi, almeno sulla carta. Secondo l'Associated Press la giuria ha individuato oltre 43 milioni di violazioni della legge del New Mexico a tutela dei consumatori. L'accusa chiede il massimo previsto, 5.000 dollari per violazione. Se il giudice applicasse davvero questo tetto a tutte le violazioni, il conto supererebbe i 200 miliardi di dollari (circa 175 miliardi di euro al cambio BCE del 25 settembre), con interessi in caso di appello.
È uno scenario teorico: sarà il giudice a decidere l'importo e le fonti non concordano ancora sulla data dell'udienza. Torrez ha spiegato che la somma sarà fissata nel giro di alcune settimane e che tutto il denaro andrà a un fondo per la scuola pubblica dello Stato. Il New Mexico chiede inoltre un'ingiunzione che impedisca pratiche simili in futuro.
Meta, tramite il portavoce Alex Burgos, ha fatto sapere di non essere d'accordo con il verdetto e di voler continuare a difendersi. Un ricorso non è stato ancora annunciato formalmente, ma è probabile.

Perché solo il New Mexico è andato a processo
Ad agosto Meta ha accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari per chiudere una causa promossa da più Stati americani sulla sicurezza dei minori. In quell'accordo era compresa anche una clausola che libera Meta da future responsabilità legate a Cambridge Analytica. Il New Mexico ha scelto di non rinunciare e di proseguire da solo; anche la Florida non ha firmato, giudicando l'intesa troppo morbida.
Per lo Stato del sud-ovest non è la prima vittoria contro Meta: nel 2026 aveva già ottenuto 942 milioni di dollari in un processo sulla tutela dei minori, con l'obbligo di introdurre la verifica dell'età e limiti di tempo sulla piattaforma.
E in Italia?
Per gli utenti italiani la sentenza americana non cambia nulla: vale solo in New Mexico e non prevede risarcimenti per chi vive altrove. Il capitolo italiano di Cambridge Analytica si è chiuso anni fa.
Nel giugno 2019 il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a Facebook una multa da 1 milione di euro. L'autorità aveva ricostruito che 57 utenti italiani avevano installato l'app del quiz tramite il login di Facebook e che, attraverso la condivisione dei dati degli amici, l'app aveva ottenuto informazioni su altri 214.077 italiani che non l'avevano mai scaricata, senza essere informati né aver dato il consenso. Facebook aveva sostenuto che i dati degli italiani non fossero stati passati a Cambridge Analytica. Oltre al milione, la società aveva già versato 52.000 euro in forma ridotta per altre violazioni.
Oggi un caso simile verrebbe giudicato con il GDPR, entrato pienamente in vigore a maggio 2018, con sanzioni fino al 4% del fatturato globale. Le violazioni di Cambridge Analytica erano però precedenti, per questo il Garante applicò il vecchio Codice privacy. Per Meta la vigilanza europea fa capo alla Data Protection Commission irlandese, mentre il Garante italiano resta il riferimento per i reclami di chi vive in Italia.
Il verdetto arriva in un periodo in cui la privacy degli utenti Meta è di nuovo sotto osservazione, dagli occhiali smart come i Meta Ray-Ban Display ai nuovi assistenti come Meta Muse. Anche sul fronte europeo i rapporti tra grandi piattaforme e regolatori restano tesi, come mostra la multa DSA a X.
Domande frequenti
Gli utenti italiani riceveranno un risarcimento?
No. La causa riguarda solo il New Mexico e le eventuali somme andranno allo Stato, destinate all'istruzione pubblica.
Meta dovrà davvero pagare 200 miliardi di dollari?
Molto improbabile. È il massimo teorico calcolato moltiplicando 5.000 dollari per oltre 43 milioni di violazioni. Il giudice può fissare un importo molto più basso e Meta può impugnare la decisione.
Che cos'era Cambridge Analytica?
Una società britannica di consulenza politica che ha usato dati raccolti su Facebook tramite un quiz per indirizzare la pubblicità elettorale. Lo scandalo è emerso nel marzo 2018 e la società ha chiuso poco dopo.
In Italia Facebook è stata sanzionata?
Sì. Nel 2019 il Garante privacy le ha inflitto 1 milione di euro per aver trattato senza consenso i dati di oltre 214.000 utenti italiani.
Foto di copertina: ingresso della sede di Facebook a Menlo Park, LPS.1, CC0 (Wikimedia Commons).











