Tre ricercatori che si occupavano di sicurezza dell'intelligenza artificiale in OpenAI sono stati licenziati nello stesso giorno, all'inizio di ottobre. Si chiamano Tomek Korbak, Mikita Balesni e Jasmine Wang. L'azienda sostiene che abbiano violato regole chiare sul trattamento delle informazioni sensibili. Loro respingono l'accusa e, in un'intervista al Wall Street Journal uscita il 22 ottobre, hanno raccontato per la prima volta come si è arrivati alla rottura: al centro ci sono alcune chat su Signal con un ricercatore esterno.

Che cosa contesta OpenAI?

La posizione ufficiale è arrivata il 9 ottobre in una nota dei responsabili della ricerca, ripresa da CBS News. OpenAI scrive di essersi separata dai tre dopo un'indagine approfondita e parla di un "significativo abuso di fiducia", che andrebbe oltre quanto i diretti interessati hanno raccontato pubblicamente. Nella stessa nota l'azienda precisa che le decisioni non hanno nulla a che fare con le preoccupazioni sulla sicurezza sollevate dai dipendenti. Quale informazione sarebbe stata trattata in modo scorretto, però, non è stato detto.

Il quadro raccolto dal Wall Street Journal aggiunge dettagli. Il team di sicurezza interno sospettava che i tre avessero condiviso elementi dell'architettura dei modelli con Ryan Greenblatt, all'epoca capo scienziato di Redwood Research, un'organizzazione indipendente che studia i rischi dell'IA. Ai ricercatori è stato chiesto di sbloccare i telefoni personali: dentro c'erano conversazioni su Signal con i messaggi a scomparsa attivati. Circa una settimana dopo sono stati licenziati. OpenAI precisa che Signal non è uno strumento di comunicazione approvato, ma dice che non è questo il motivo del licenziamento.

OpenAI e i tre ricercatori: la cronologia
Grafico: dasTECHNO · Dati: TechCrunch, CBS News, Wall Street Journal (via The Decoder, AIWeekly)

La versione dei ricercatori

I tre negano di aver passato segreti a chiunque e lamentano di non aver mai ricevuto per iscritto l'indicazione dell'informazione che avrebbero divulgato. Le loro risposte, punto per punto:

PersonaRuolo secondo le fontiCosa risponde
Tomek KorbakReferente tecnico di OpenAI per l'organizzazione di valutazione esterna METRParlare con METR era il suo compito; i messaggi a scomparsa sono una prassi di sicurezza diffusa nella Silicon Valley
Mikita BalesniRicercatore di sicurezzaRitiene di essere stato allontanato per aver parlato troppo con le organizzazioni di sicurezza esterne
Jasmine WangProgram managerLe è stato contestato l'accesso alla casella email di un dirigente: dice di aver chiesto da tempo di revocarlo e di aver segnalato subito un messaggio aperto per errore

Greenblatt, dal canto suo, nega di aver passato informazioni riservate ai giornalisti. Il contatto tra lui e Korbak era legato a un lavoro preciso: METR lo aveva incaricato di un'analisi indipendente dell'attacco degli agenti OpenAI a Hugging Face, l'incidente di luglio di cui abbiamo parlato a proposito dello stop all'addestramento dei modelli più potenti.

L'8 ottobre i tre hanno diffuso una lettera aperta indirizzata agli organi di OpenAI che vigilano su sicurezza e missione. Chiedono di inserire revisori di sicurezza indipendenti all'interno dell'azienda e avvertono che il modo in cui è stato gestito il loro caso rischia di scoraggiare i colleghi dal parlare apertamente.

Il nodo vero: vedere come "pensa" un modello

Dietro la vicenda c'è una questione tecnica. I modelli di ragionamento annotano i passaggi intermedi in una sorta di brutta copia interna, la cosiddetta chain of thought. Per chi si occupa di sicurezza è uno strumento prezioso, perché permette di capire come il modello arriva a una decisione. In un articolo del 2025, Balesni, Korbak e Wang erano tra i firmatari di un appello di ricercatori di vari laboratori per non perdere questa possibilità di controllo.

L'indagine interna è partita dopo un articolo di The Information del 1° settembre, secondo cui Astra, il nuovo modello di OpenAI, era più capace ma lasciava vedere meno del proprio ragionamento. OpenAI sospettava che qualcuno avesse fatto uscire quell'informazione. Poche settimane dopo l'azienda ha poi deciso di non lanciare GPT-6.1 Astra per problemi emersi nei test interni.

Che cosa significa per l'Italia?

Per chi usa ChatGPT o le API di OpenAI non cambia nulla: non ci sono effetti sui servizi. Il caso pesa però sul dibattito europeo. L'AI Act chiede ai fornitori di modelli per finalità generali con rischio sistemico valutazioni, test e segnalazione degli incidenti gravi, e la possibilità di controllare il ragionamento dei modelli è uno degli strumenti con cui questi controlli si fanno. Inoltre la normativa UE sul whistleblowing, richiamata dallo stesso AI Act, tutela chi segnala violazioni: un caso come questo mostra quanto sia sottile il confine tra confronto con esperti esterni e fuga di informazioni.

Resta un punto fermo: oggi esistono due versioni opposte e nessuna verifica indipendente. Né OpenAI né i ricercatori hanno pubblicato documenti che chiariscano quale informazione sia al centro della contestazione.

Domande frequenti

Chi sono i ricercatori licenziati da OpenAI?

Tomek Korbak, Mikita Balesni e Jasmine Wang, tutti impegnati nel lavoro sulla sicurezza dei modelli. Sono stati licenziati insieme intorno al 1° ottobre 2026.

Perché sono stati licenziati?

Secondo OpenAI per aver violato le regole sul trattamento delle informazioni sensibili. L'azienda non ha spiegato pubblicamente di quale informazione si tratti.

Che ruolo hanno le chat Signal?

Durante l'indagine sono emerse conversazioni su Signal, con messaggi a scomparsa, tra i ricercatori e Ryan Greenblatt. OpenAI dice che Signal non è uno strumento approvato, ma che non è il motivo del licenziamento.

I ricercatori sono stati puniti per aver sollevato dubbi sulla sicurezza?

È quello che sospettano loro. OpenAI lo esclude in modo netto. Non esiste al momento una verifica indipendente.

ChatGPT funziona normalmente in Italia?

Sì. La vicenda riguarda l'organizzazione interna di OpenAI e non ha effetti sui servizi.